BOLOGNA. Dal 29 ottobre al 7 novembre 2026 Bologna ospita la 24ª edizione di Gender Bender, il festival internazionale che esplora gli immaginari dei corpi, dei generi e dei desideri attraverso linguaggi artistici multidisciplinari, dalla danza al cinema, dalla performance alla letteratura. Prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center di Bologna e diretto da Mauro Meneghelli, il festival sceglie per questa edizione di definirsi popolare, nel senso più radicale del termine.
«Per la 24ª edizione di Gender Bender abbiamo pensato a un festival POPOLARE – spiega Mauro Meneghelli, direttore artistico. Non crediamo sia questione di cultura alta o bassa, ma di una cultura che fa crescere quanto più ambisce a parlare a chiunque, ad animare un discorso comune, partecipato. Il desiderio è di offrire occasioni di visione e incontro aperte e democratiche, partendo da quei temi cardine delle nostre vite che spesso sono tabù: i desideri, le relazioni, la vitalità dei corpi e la loro mortalità. Essere popolari è in questo senso una scelta radicale, un voler restare tenacemente partecipi e aperti al mondo. La proposta che facciamo è quella di mettere i sensi e le sensazioni al centro della nostra relazione con l’arte. POPOLARE è, infine, anche un verbo, è abitare gli spazi pubblici e quelli artistici, è un diritto di tutte da riempire continuamente di vitalità.»
DANZA
Nella sezione Danza, asse portante del festival, sono in programma spettacoli, laboratori, installazioni, performance per una persona alla volta e restituzioni partecipate, provenienti da Italia, Francia, Svizzera, Cipro, Lettonia, Paesi Bassi, Iran, Germania, Norvegia.
Tra le prime nazionali, Of the Heart – An etude del coreografo iraniano di base a Berlino Armin Hokmi, creato con la danzatrice Katherina Jitlatda Horup Solvang. Al centro il cuore: organo fisico e insieme luogo simbolico dell’emotività, dell’amore, della passione e della pulsione vitale. In un corpo attraversato da musica incalzante, esitazione e determinazione costruiscono una partitura in stato di alterazione, alla ricerca di un incontro fugace tra performer e danza. Il lavoro ha ricevuto il Premio Révélation Chorégraphique del Syndicat de la critique Théâtre, Musique et Danse (sabato 31 ottobre, ore 18 e domenica 1 novembre, ore 20 Ex Chiesa di San Mattia).
Prima nazionale anche per AFTER ALL della coreografa e performer franco-scozzese Solène Weinachter, uno spettacolo che attraversa danza, teatro di parola, narrazione, humour e “conversazioni scomode” per affrontare il tema della morte. Il lavoro nasce da una ricerca condotta con operatori del fine vita, gruppi interreligiosi, giovani, anziani e death café intergenerazionali, trasformando la fine della vita in un terreno politico e relazionale, aperto a paure, desideri e responsabilità collettive (mercoledì 4 novembre, ore 21 e giovedì 5 novembre, ore 19 DAS). A margine dello spettacolo, l’incontro Beyond AFTER ALL apre uno spazio di conversazione condivisa sulla morte e sul morire, ispirato alla tradizione dei Death Café: un incontro informale, rispettoso e riservato, aperto fino a 20 persone anche senza aver assistito allo spettacolo (giovedì 5 novembre, ore 11–13 DAS).
Dalla Svizzera arriva in prima nazionale spooning&entre.les.montagnes di Sami Lea Samira Bernath, lavoro su oblio, rimozione e potenzialità della memoria che reinventa con ironia la tradizione. L’artista riprende il Löffelä, strumento della musica popolare svizzera, e lo sottrae al suo contesto per costruire una ricerca sonora e performativa radicale (venerdì 6 ore 18 e sabato 7 novembre ore 16:30, Teatro del Baraccano).
Arriva per la prima volta a Bologna redrum di gruppo nanou, Premio Ubu 2024 come miglior spettacolo di danza. Primo capitolo del progetto pluriennale Overlook Hotel, ispirato all’universo perturbante di Shining, è un’installazione coreografica per cinque danzatori e un performer costruita come un ambiente da abitare liberamente. Il pubblico può entrare, uscire e condividere lo spazio con i performer, in una creazione in cui si intrecciano movimento, musica e arti visive (venerdì 30 e sabato 31 ottobre dalle 20 alle 23, Palazzo Bentivoglio).
In programma anche SUSPENDED CHORUS di Silvia Gribaudi, assolo in cui la coreografa e performer ridefinisce la relazione tra scena e platea trasformando chi assiste in un “coro sospeso”, fluttuante e plurale. Figura centrale della scena italiana, Gribaudi mette al centro l’impatto sociale del corpo e usa le trasformazioni del suo corpo per decostruire i canoni di bellezza, in una coreografia che si completa soltanto attraverso l’interazione con il pubblico (sabato 31 ottobre ore 20, Arena del Sole).
Il festival presenta inoltre HA di Jana Jacuka, giovane coreografa e performer lettone di stanza nei Paesi Bassi. Lo spettacolo esplora la performatività della risata come meccanismo di fuga e indaga le situazioni in cui i confini personali vengono superati, lasciandoci incerti su come reagire (venerdì 30 ore 19 e sabato 31 ottobre ore 22, Teatro San Leonardo). Jana Jacuka conduce anche il laboratorio gratuito Disobeying Voice, dedicato all’esplorazione della voce oltre le sue convenzioni, tra suoni gutturali, urla, sequenze onomatopeiche e pratiche che trasformano il suono del corpo in materia coreografica e performativa (domenica 1 novembre dalle 11:30 alle 13 al DAS).
Durante il festival Daniele Ninarello, artista associato di Gender Bender per il triennio 2025–2027, presenta lo spettacolo RISE, in un riadattamento inedito site specific per lo spazio della Salara. Il lavoro nasce da una riflessione sulla disconnessione tra individuo e collettività: cinque performer si aggregano e si allontanano in una partitura di ascolto, improvvisazione e corrispondenze, accompagnate dalla musica dal vivo di Dan Kinzelman (sabato 7 novembre ore 22, Cassero).
In programma anche Everybody Has a Fate di Riccardo De Simone, vincitore di DNAppunti Coreografici 2025. In un’epoca in cui il tempo sembra sfuggire di mano, De Simone porta in scena con Laura Chieffo due corpi sospesi in una dimensione disorientante, in movimento su slide boards: piattaforme che simulano il pattinaggio di velocità e fanno ondeggiare i performer tra l’impressione di avanzare e quella di inseguirsi senza mai raggiungersi (domenica 1 ore 18 e lunedì 2 novembre ore 21 al DAMSLab – Teatro).
A Gender Bender va in scena anche À la recherche du temps perdu di Est Roman Coulon, artista transdisciplinare, francese di nascita e italiano d’adozione, che intreccia arte concettuale, letteratura e linguaggi della scena. Dedicata a una persona alla volta, la performance nasce dalla trascrizione a mano dell’intero romanzo proustiano su un leporello sempre più lungo: un gesto paziente, apparentemente senza scopo, che diventa rito intimo di resistenza alla velocità e alle logiche della produttività (da mercoledì 4 a sabato 7 novembre dalle 15 alle 20, Casa di riposo Lyda Borelli).
In programma anche ODE della cipriota Elena Antoniou, in scena con la musicista Anna Papathanasiou. Poema corporeo che esplora il nucleo della forza femminile attraverso sguardo e movimento, ODE ridefinisce lo spazio performativo come un campo di sintonia in cui rottura e rinascita si incontrano (venerdì 6 e sabato 7 novembre ore 20, Ex Chiesa di San Mattia).
Con MANIFESTUS Jacopo Jenna, in collaborazione con Mattia Quintavalle SLY, sviluppa una coreografia per tre giovani street dancer che prende le mosse dalla mano come condotto di potere. Attraverso tutting, fingering, voguing e flexing, il gruppo costruisce un flusso coreografico in costante trasformazione: passaggi, prese e alleanze temporanee modellano lo spazio in una composizione astratta e pulsante (venerdì 6 ore 22 e sabato 7 novembre ore 18, DAS). Jacopo Jenna e SLY conducono anche Move Like You Mean It – improvvisazione, composizione e street dance, workshop gratuito rivolto a ragazze e ragazzi dai 12 ai 17 anni e inserito nel programma di Teatro Arcobaleno (sabato 7 novembre, 14–16, DAS).
Tra i progetti più ibridi del festival c’è infine BRUTAL CASUAL di Lady Maru e Jacopo Benassi, lavoro sonoro e visivo attraversato da ebm, industrial, synthpunk e noise. La macchina fotografica auto-documenta in tempo reale ciò che accade e scandisce il ritmo come un vero strumento musicale. Dal loro incontro nasce un campo d’azione imprevedibile, fatto di caos costruito, arbitrarietà vocale e intesa acustica (martedì 3 novembre dalle 21, Cassero).
Torna a Gender Bender Chiara Bersani, performer e coreografa tra le più rilevanti della scena contemporanea italiana, che al MAMbo propone, con la ricercatrice Flavia Dalila D’Amico, una doppia occasione di confronto: il laboratorio gratuito Appunti clandestini per un’autobiografia collettiva, in cui movimento e scrittura diventano tracce di desideri e frizioni per immaginare narrazioni del sé capaci di superare la poetica della catastrofe. Poi, Bersani, D’Amico e la dramaturg e manager Giulia Traversi presentano il libro Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip, in dialogo con Mauro Meneghelli e con interpretariato in LIS: un carteggio nato attorno ai processi creativi di Michel – The Animals I Am e Left Behind, che interroga abilismo, accessibilità e precarietà nelle arti performative, smontando il mito dell’autonomia, il culto della produttività e la retorica dell’efficienza (venerdì 6 novembre: dalle 14:30 alle 17:30 il laboratorio, alle 18:30 l’incontro, nella Sala conferenze del MAMbo).
Completa la sezione danza Aboccaperta, spazio di confronto moderato da Giulio Sonno e dedicato al dialogo tra artiste, artisti, pubblico e comunità attorno ai temi e alle pratiche della scena contemporanea (sabato 31 ottobre e sabato 7 novembre, dalle 11 alle 13, Sala conferenze del MAMbo).
CINEMA
Accanto alla danza, Gender Bender propone una sezione Cinema internazionale che attraversa desideri, identità, memoria, musica, adolescenza e corpi in trasformazione.
Il programma si apre con due anteprime al Cinema Modernissimo: Caravaggio di Derek Jarman racconta gli ultimi giorni del pittore, malato e fuggiasco a Porto Ercole, in un flusso di memoria che ripercorre il triangolo passionale con Lena e Ranuccio Tomassoni. Jarman trasforma la biografia dell’artista in una riflessione sensuale e radicale su eros, violenza, luce, arte e desiderio. La proiezione è realizzata in collaborazione con Palazzo Bentivoglio e Cineteca di Bologna (a ingresso gratuito fino a esaurimento posti; sabato 17 ottobre ore 18).
La seconda anteprima vede ospite del festival Céline Sciamma, regista e sceneggiatrice tra le voci più incisive del cinema d’autore contemporaneo, che presenta This Is How a Child Becomes a Poet e Tutti Frutti. Nel primo film Sciamma entra nell’ultimo appartamento romano di Patrizia Cavalli subito dopo la scomparsa della poeta, per un’esplorazione intima di oggetti, luce, polvere e tracce di una vita. Tutti Frutti, realizzato per la serie di ritratti d’artista Où en êtes-vous? promossa dal Centre Pompidou, è invece un saggio cinematografico personale che intreccia immagini d’archivio, frammenti documentari e appunti visivi, interrogando il fare cinema in solitudine e la possibilità di trovare speranza nelle immagini. Al termine è previsto un incontro con la regista (lunedì 26 ottobre ore 20).
Il Cinema Modernissimo ospita, inoltre, nelle giornate del festival, tre prime nazionali: Our Body Is an Expanding Star di Semillites Hernández Velasco e Tania Hernández Velasco è un viaggio autobiografico e onirico in cui i due fratelli queer messicani esplorano corpi e memoria familiare (giovedì 5 novembre ore 20). In prima nazionale anche Downtown di Michiel van Erp: tre amici gay nell’Amsterdam del 1989, immersi in una vita notturna fatta di amicizia, sesso e droga, interrotta dall’arrivo dell’HIV. Trent’anni dopo, durante la pandemia di Covid-19, i tre si ritrovano (venerdì 6 novembre, ore 20). Terza prima nazionale è AGE – Come sente il presente di Bruno Leggieri, realizzato in collaborazione con CollettivO CineticO – experimental performing arts. Il documentario segue il percorso che dalle audizioni porta al debutto di nove adolescenti, protagonisti dello spettacolo AGE di CollettivO CineticO. È un atlante di corpi, comportamenti e habitat in cui l’adolescenza, più che essere osservata, restituisce il proprio sguardo sul presente, sulle sue vertigini, contraddizioni e possibilità. Al termine della proiezione, l’incontro con il regista, all’interno di Teatro Arcobaleno (sabato 7 novembre, ore 18).
Due pellicole parlano di disabilità da prospettive molto diverse: La face cachée de la terre (The Hidden Face of the Earth) di Arnaud Alain racconta la vicenda di Dimitri, fotografo che sta progressivamente perdendo la vista. La scomparsa della visione centrale e dei colori lo costringe a ridefinire il proprio rapporto con l’immagine: fotografare diventa una pratica per continuare a vedere il mondo attraverso la luce residua (sabato 31 ottobre, ore 18, Cinema Lumière). In a quiet love di Garry Keane, invece, tre coppie di persone sorde raccontano le proprie storie d’amore attraverso la lingua dei segni irlandese. Il documentario segue John e Agnes, segnati dal conflitto nordirlandese e dalle divisioni religiose; Kathy e Michelle, coppia lesbica alle prese con la fecondazione assistita e la scelta sull’impianto cocleare per la figlia; Deyanna e Sen, pugile con un passato difficile che sogna il professionismo (domenica 1 novembre, ore 18, Cinema Lumière).
Racconta la nascita della house music nell’underground queer e nero di Chicago Move Ya Body: The Birth of House di Elegance Bratton, documentario che ricostruisce il passaggio dalla disco alla house attraverso le voci di pionieri come Vince Lawrence e Jesse Saunders. Il dancefloor emerge come spazio di libertà, emancipazione e cambiamento sociale per persone queer, nere, donne e comunità fem (giovedì 29 ottobre, ore 20 Cinema Lumière).
Vincitore dell’Orso di Cristallo alla Berlinale e del Premio Maguey al Festival internazionale del cinema di Guadalajara, arriva a Bologna Feito Pipa (Gugu’s World) del brasiliano Allan Deberton: Gugu ha undici anni, ama i lustrini e il trucco, gioca a calcio e cresce nell’affetto della nonna Dilma; quando la salute della donna peggiora, deve confrontarsi con un futuro incerto e con la complessa riconciliazione con il padre (venerdì 30 ottobre, ore 20 Cinema Lumière).
È ambientato a Recife, tra fiumi e mangrovie, A Margem do Rio (The Riverbank) di Matheus Farias e Enock Carvalho, che racconta di Izaquiel, addetto alle pulizie in una chiesa evangelica, diviso tra la disciplina imposta di giorno e gli incontri clandestini notturni lungo il fiume (martedì 3 novembre, ore 20 Cinema Lumière).
I Rarely Wake Up Dreaming di Isabelle Stever racconta la vicenda di Oleh, uomo transgender che ottiene finalmente documenti coerenti con la propria identità proprio alla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina. Insieme alla compagna Olya sogna il matrimonio e una vita libera, ma la guerra spezza ogni prospettiva (mercoledì 4 novembre, ore 20 Cinema Lumière).
EVENTO SPECIALE
Evento speciale di questa edizione del festival è la mostra Corpi Fuori Traccia, prima esposizione dedicata a Jacopo Camagni dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta il 1° marzo 2026 a soli 48 anni. Artista queer, illustratore e attivista, celebrato oltreoceano grazie alla sua lunga collaborazione con Marvel Comics, Camagni ha fatto del disegno uno strumento per affermare la propria identità, prendere posizione e cambiare lo sguardo sulla rappresentazione dei corpi, a partire dalla loro irriducibile unicità.
La mostra mette in relazione l’opera e la persona, ripercorrendo trent’anni di carriera: dai primi disegni per poster e volantini della scena notturna bolognese ai supereroi, dalle autoproduzioni al fumetto, fino ai lavori legati al suo impegno nella scena LGBTQIA+ e antifascista. Attraverso un linguaggio nutrito di cultura underground, estetica queer e confronto punk con il fumetto italiano, i corpi di Camagni diventano uno spazio di desiderio, riconoscimento e rivoluzione, capace di mettere in discussione modelli, ruoli e confini.
La mostra è curata da Marco Bucci, Diego Malara, Jul Maroh e Roberto Pisano, in collaborazione tra Il Cassero LGBTQIA+ Center, Gender Bender, Centro di Documentazione Flavia Madaschi, Hamelin/Ad Occhi Aperti, IGOR Libreria e Senape, con il sostegno di Panini (inaugurazione mercoledì 28 ottobre, ore 19.30, Senape Vivaio Urbano con Sara Manfredi, Luca De Santis e Andrea Accardi; la mostra resta allestita fino al 30 novembre).
INCONTRI
Nella sezione Incontri, un percorso tra memoria queer, impatto delle pratiche artistiche e letteratura internazionale. Uscire Fuori! La fotografia come strumento di testimonianza, affermazione e visibilità queer in Italia è la conferenza a cura di Emanuele Carlenzi e Martina Cavalli che presenta il volume dedicato alla storia del FUORI! – Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano (1971–1982), nato dalla ricognizione dell’Archivio Fotografico della Fondazione FUORI! di Torino, per riflettere sul valore delle immagini come strumenti di memoria, resistenza e affermazione collettiva LGBTQIA+ (giovedì 29 ottobre, ore 15.30–18, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala conferenze).
Per una cultura di impatto – Voci da Performing Gender – Dancing in Your Shoes è il titolo dell’incontro in cui si presenta il libro di Giulia Allegrini, che per l’occasione dialoga con Mauro Meneghelli, Simona Bertozzi e Pietro Tomasi: una riflessione sugli effetti trasformativi dell’arte a partire dall’esperienza europea di Performing Gender – Dancing in Your Shoes, progetto di cui Gender Bender è stato capofila dal 2020 al 2023. Saluti istituzionali di Roberta Paltrinieri (lunedì 2 novembre, ore 18:30, DAMSLab – Auditorium).
Il festival ospita infine la scrittrice statunitense Catherine Lacey, in dialogo con Samanta Picciaiola. Autrice di Biografia di X, romanzo vincitore del Lambda Award per la letteratura lesbica, arriva a Bologna con il nuovo Il libro di Möbius (SUR, traduzione di Teresa Ciuffoletti). Un libro bifronte, tra autobiografia e invenzione, che parte dalla fine improvvisa di una relazione per esplorare amore, amicizia, corpo e scrittura, trasformando una crisi personale in un’avventura letteraria (martedì 3 novembre, ore 18, Salaborsa, Piazza Coperta Umberto Eco).
Chiude il cartellone del festival il calendario dei party al Cassero LGBTQIA+ center. Gender Bender è riconosciuto come Festival di qualità da EFFE Label – Europe for Festivals, Festivals for Europe.
LUOGHI DEL FESTIVAL
Cinema Modernissimo, piazza Re Enzo 3 · Padiglione Esprit Nouveau, piazza della Costituzione 11 · MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14 · Cinema Lumière, piazzetta P.P. Pasolini 2b · Senape Vivaio Urbano, via Santa Croce 10/ABC · Il Cassero LGBTQIA+ Center, via Don Minzoni 18 · Teatro San Leonardo, via San Vitale 63 · Palazzo Bentivoglio, via del Borgo di S. Pietro 1 · Ex Chiesa di San Mattia, via Sant’Isaia 14 · DAS – Dispositivo Arti Sperimentali, via del Porto 11/2 · Arena del Sole, via dell’Indipendenza 44 · DAMSLab – Teatro, via Azzo Gardino 65 · Biblioteca Salaborsa, piazza del Nettuno 3 · Casa di riposo Lyda Borelli, via Saragozza 236 · Teatri del Baraccano, via del Baraccano 2

